Università L.U.M.S.A. Roma

Ager Vaticanus” è il nome con il quale gli antichi designavano la piana che si estendeva fra i montes Vaticani ed il Tevere. L’orogine del nome Vaticano è incerta: secondo Aulo Gallio deriva da “vaticiniis”, le profezie ispirate dal Dio che presiedeva l’agro, mentre per S.Agostino l’etimologia deriva dal verbo vagire. Il quartiere non costituì mai un parte vera e propria della città antica, rimanendo sempre un area suburbana, benché molto importante politicamente e con un suo particolare interesse sacro.

In età repubblicana la zona era abitata da artigiani e contadini e coltivata ad orti e vigne ma le ripetute piene del fiume la resero acquitrinosa e malsana. L’ Ager Vaticanus era attraversato da due strade principali che partivano entrambe dal ponte Neroniano: la Triumphalis, che arrivava fino a Monte Mario e la via Cornelia. Lungo queste arterie si trovavano imponenti monumenti funebri, come la piramide Meta Romuli e il Terebinthus Neronis (che si conservarono fino all’epoca rinascimentale) e numerose aree sepolcrali, come testimoniano i ritrovamenti di sarcofaghi e iscrizioni funerarie. (molti dei quali durante la costruzione di S.Pietro).

In età imperiale la zona era sistemata ad orti e giardini, dove si distinguevano quelli di Agrippina e quelli di Domizia, al limite di questi ultimi l’imperatore Adriano vi fece costruire la sua tomba monumentale tra il 125 ed il 139 d.C.. Fu l’ultimo grande monumento pagano costruito nell’ager Vaticanus.

200 anni dopo un altro imperatore, Costantino, fece costruire cio’ che poi condizionò tutto il successivo sviluppo del Borgo, la basilica di S. Pietro. Gradualmente lo spazio intorno al grande santuario e lungo la viabilità circostante si andò riempiendo di edifici, prevalentemente religiosi e di accoglienza per i pellegrini, ma anche abitazioni che finirono per aggregarsi fino a formare un burgus. Durante la guerra greco-gotica nacque la necessità di difendere il nuovo quartiere fortificandolo con una cinta muraria; durante il regno di Totila venne eretto un muro difensivo ma già alla morte del re il muro risultava abbandonato e in rovina.

Fu dopo l’incursione saracena dell’846 d.C. che il Papa Leone IV si rese conto della necessità di costruire rapidamente una cinta muraria a protezione del Borgo. Queste mura delimitarono quella parte di Borgo che da quel momento ebbe il nome di Civitas Leonina. Iniziavano da Castel S. Angelo, proseguivano verso la parte destra della basilica e aggirandola arrivavano alla sommità della collina e riscendevano verso l’odierna porta Cavalleggeri per proseguire fino alla posterula di Santo Spirito e al Tevere, per un totale di 3 km e 44 torri di guardia.

A Pio IV Medici si deve, nel 1562, l’apertura dei fornici, tra cui quello di Porta Castello per collegare la vecchia Civitas con il nuovo Borgo Pio, da lui voluto e fatto edificare in quegli anni. Questa porta fu demolita alla fine dell’Ottocento dal piano regolatore umbertino e venne aperto un secondo fornice all’interno delle mura di Borgo a Porta Castello dal comune di Roma nel 1933. In questo stesso periodo vengono abbattute le costruzioni addossate alle mura, restaurandone alcuni tratti, soprattutto in corrispondenza dei nuovi giardini di Castello.

2018-08-23T18:22:48+00:00
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